TEATROTRENTA
(28/05/01)
Le energie
Le energie non possono essere contenute.
L'energia va lasciata libera.
L'energia esiste e quindi è.
L'energia diventa, quando l'uomo la conosce.
Diventa uno strumento di "comunicazione", quando l'uomo la conosce,
quando la adopera.
Può un essere non essere?
Non sono queste le domande che noi ci poniamo.
Noi non ci poniamo nessuna domanda.
Un'energia nasce, cresce, muta. La mutazione si dice sia alla base di tutto
il sistema
chiamato mondo... qualcuno la chiama trasformazione. L'arte vorrebbe ed è,
la mutazione, la trasformazione di un'energia, la conclusione di un ciclo che
è un inizio.
L'inizio di un'altro ciclo.
Le coscienze comuni hanno voluto che l'arte diventasse un bene monopolizzabile,
cioè, un bene al quale si potesse applicare un'etichetta, un codice a
barre magari e/o una data di scadenza, addirittura. Questo è stato permesso.
Questo è stato fatto.
Si può rendere bene monopolizzabile un'energia? L'arte?
Non rispondiamo. Non diciamo nulla.
"Alle arti, al teatro", è stato fatto.
Pensiamo invece che tutto questo non sia stato fatto o detto. Pensiamolo.
Esiste un luogo, che non è un luogo. Un posto che non è un posto.
Perché è un movimento, un'azione di ... un moto per...
Per riappropriarsi di ciò che è ... nostro.
Ogni singolo possessore d'energia deve essere in grado di comunicare col mondo,
deve poter avere uno spazio a misura di realtà. Si ricomincia tutto daccapo.
L'energia non accetta pause, ricordiamolo esiste e quindi è. Sempre.
Noi, siamo recettori. Antenne. Captiamo dallo spazio invisibile tutte le energie.
Non può un attore stare a guardare. Come un essere vivente, un attore,
vive della sua malattia che è la sua stessa vita. Guarisce morendo nella
sua stessa vita, che è il teatro.
Una realtà quella dell'attore complicata...
"come, come, come? Perché si è attori, eh? Si è attori
perché non ci si abitua a vivere nel corpo imposto, nel sesso imposto.
Ogni corpo d'attore è una minaccia, da prendere sul serio, per l'ordine
dettato dal corpo, per lo stato sessuato; se un giorno si finisce a teatro è
perché
c'è qualcosa che non si è potuto sopportare.
In ogni attore c'è qualcosa che vuole parlare, come un nuovo corpo.
Un'altra autonomia del corpo si fa strada, e scaccia la vecchia autonomia imposta".
(Manifesto
di Liberiteatri)
Chiamata alle arti...
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