Straniera è una donna che è stata lasciata dal marito e che si ritrova sola in una terra che non è sua. È una donna che fatica a farsi riconoscere e accettare, non solo a causa della sua diversità, ma perché essere straniera significa vivere un luogo dell’anima, e convivere con un amaro paesaggio, mentale e fisico. Straniera è una donna abbandonata nella sua stessa casa, dolorosamente consapevole che l’amore perfetto non esiste. E’ Medea che ha lasciato la sua terra per amore. Il lavoro trae ispirazione da Medea della Wolf, Euripide e Pasolini, dall’incontro con la poesia di V. Lamarque e dalle testimonianze raccolte nel testo di Concita De Gregorio “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore”, dalle suggestioni della poesia di M. Darvish, ma è soprattutto un’altra storia, un’altra Medea, la nostra personale ricerca su una donna esiliata dalla realtà in cui è costretta a vivere e sul significato simbolico e contemporaneo del termine “straniera”. Lo spettacolo non ha un andamento narrativo, ma procede per immagini costruite attraverso parole, musica e azioni. La scena è vuota. Solo una porta crea una soglia dietro alla quale un musicista suona quasi fosse un' esistenza autonoma che vive in parallelo a quella della donna in scena e ne sottolinea la solitudine e la condizione di straniera. L’incontro fisico tra attrice e musicista non avviene mai. Il nostro interesse è rivolto piuttosto all’esperienza del contatto invisibile tra due condizioni di solitudine, differenti e nel contempo analoghe. La musica dunque non è un accompagnamento ma un’esistenza che sostiene ed è sostenuta da quella del personaggio in scena.