STAGIONE 2008/09 TEATRO DELLE BALATE

La seconda stagione del TdB segue, come la precedente stagione, naturalmente, la scia dell’Utopia. Non potevamo fare altrimenti, non potevamo farne a meno, ed è stata intitolata(e dedicata alle)Provocazioni teatrali. La nostra visione delle cose è quella serena di un colui che agisce e muove tutto se stesso affinché l’arte che crea, pro-vochi e-vochi- in-vochi delle azioni teatrali.
Teatro. A Palermo non ci sono teatri intesi nel senso stretto della parola. Ci sono luoghi. Grandi. Poco belli. Ma grandi. Avere. Avere un luogo così grande potrebbe essere utile. Ma a chi? I cartelloni, spesso sono fatti di materiali scadenti, riciclati, di concorrenza. Spesso sono di legno. Mai di ferro. Più frequentemente di vero e proprio cartone. A volte pressato, a volte no! È che i cartelloni non vanno più di moda. È come vedere il sole da un’altra parte. Non fa. A questi spettacoli, di questi teatri, l’affluenza di pubblico delirio è alta. Noi volevamo dire delle cose, loro volevano impedirci di farlo. Abbiamo. Non c’è un’idea specifica di teatro qui. Qui, qui giù. Può anche essere un’aula, una piazza, un garage, una cantina. Funziona lo stesso. A noi hanno detto che al pubblico, quello che secondo qualcuno sta affacciato, quello che guarda, non interessa. Non gliene frega niente. Non ci sono veramente dei luoghi dove la cultura cresca. Qui. Empirica. L’arte è il frutto di una scienza incontrollata, incontrollabile. Insindacabile. Ortica. Sull’empirismo puro si basa tutta la mia conoscenza pura. Un portone chiuso, verde, un pavimento di marmo, grezzo, la luce gialla, da tungsteno, ben disegnata, lascia sospeso nell’aria un nodo. Irrisolto. Forse è giusto che uno che ha delle necessità, risolva. Si è sempre detto che il bisogno aguzza l’ingegno. Un po’ come la storia della volpe e dell’uva. Figuriamoci a voler discutere di certi affari. Per esempio di teatro. Quelli se ne stanno chiusi a vedere cosa c’è sotto il teatro. Io cerco di dirgli cosa c’è sopra il teatro. Cerco di dirgli che guardano male. Sì. Dallo zio Franco le crocchè sono buone. Sì. Immaginano che tutto quello che c’era da scoprire lo hanno scoperto loro. Compreso il teatro. Se parlo di potere forse sbaglio? E di monopolio? E di censura? E di libertà? Cosi noi lo abbiamo aperto. Uno spazio. Un pretesto. Un luogo. Una cantina. Un seminterrato. Un attico di uno scantinato, di una via che una via non è. Perché se fosse via, sarebbe troppo arduo affermarlo pubblicamente. Abbiamo messo dentro un’infinità di immaginazione, quattro fari, tre piantane, volontà e tanta cocciutaggine. Perché non puoi aspettare che qualcuno ti dia, ti veda, ti prenda. E nello spazio si fa e si sfa.
Non ho visto molti spettacoli belli. Solo qualche "bello" spettacolo di teatro danza. Certo da non confondere con la prosa... Spargiti qua e laggiù. Mi sono detto. Fissa un punto. La stampa ti dice, mi dice, a me, che ormai il giornale non da più spazi all’individuo. Al singolo. È come se fosse un’impresa commerciale. Un market. Anzi dovrei ringraziarli, mi dice, a me, perché mi hanno messo una "fotina". Io rispondo che dopo tanti sacrifici, dopo tanti cazzi rotti, mi sembra tutto assurdo. Che differenza c’è tra un teatro e un teatro? Che differenza c’è tra un teatro e il mio? <<C’è!>> Io dico che non è giusto. Ma mi sento solo io. Non mi rispondo. Sono offeso con me stesso perché non mi ascolto. Io faccio finta di non ascoltarmi. È che in verità sono permaloso. Certo, se fosse stato il teatro di Tizio o di Caio figuriamoci. Ma quello di Sempronio? No! Quello di Sempronio non interessa, non se lo fila nessuno. A chi dovrebbe interessare il teatrino di questo qui! Ma cu è chistu? Si inventò un teatrino, pigghiò e ci fici spettacoli! Senza addumannare pirmissu!In una città come questa c’è bisogno di bordellini, no di teatrini. Anzi di bordelli. Grandi e grossi! Intanto le giornate trascorrono. Luoghi comuni. Dovevamo cominciare. Fare azione. Provocare. E in questa città scorrono fiumi d’alcol, chili di hashish, litri di marijuana, tonnellate di sperma, quintali di patatine al formaggio e trip di agricoltura biologica e noi invece sporgiamo denuncia contro l’indifferenza. Credere che sia facile è utopia. Si viaggia verso l’olocausto culturale. Non me ne si voglia per questa affermazione. Quelli che c’erano si sono convertiti al materialismo. Non c’erano molti Don Chisciotte. È stato facile per i mulini vincere. C’è vento. Le parole non soffiano. Pesano su se stesse. La città è rimasta in mano ai quaranta ladroni. Ali Babà ha detto "apriti sesamo". E gli hanno dato i soldi. A pioggia. Lui si è fatto il bagno. Allora io ho detto perché? Fatti i cazzi tuoi, mi hanno risposto. Palermo. Fermento. Frumento. Energia. Enzimi. Vibrazioni. Contaminazioni. Volevo. Potevo. Facevo. Dicevo. Conoscenza. Conosco in Italia molti gruppi teatrali che investirebbero volentieri le loro energie qui, penso io. Ma chi se ne frega. Rispondono pensando, loro. Resistenza. C’è un’azione che potrebbe far sì che quell’ecatombe di cui parlavo prima, non abbia luogo. Si auspica ad un libero teatro libero.
Rido. Rido di tutti quei teatri, teatranti e teatrini, che lottano, si sputano e si sputtanano. Piango. Piango per quei teatri, teatranti e teatrini, che lottano, si sputano e si sputtanano. Me ne fotto. Me ne fotto di tutti quelli di prima, palermitani e non, e ci nni sunnu assai, che chiudendosi a sparlare, ad invidiare, alimentano l’olocausto culturale, alimentano una malattia caratterizzata da abbondanti emorragie. Emofiliaco stato culturale è il nostro. Noi viviamo e lavoriamo da soli mentre i nostri governanti fanno la loro tombola di cui posseggono loro stessi tutte le cartelle…
Pensando. Pensando me ne vo’ per la campagna.
Termino. Ho detto e scritto tutto quello che sentivo. Come sempre. Buon secondo anno dal nuovo TdB.
Naturalmente. Naturalmente allusioni ad atti, fatti e persone da me citate sono puramente casuali e frutto della mia fervida fantasia. Dario Ferrari

Si inaugura il 4 novembre la seconda stagione del Teatro delle Balate, diretto da Dario Ferrari e Nina Lombardino che hanno voluto lanciare una vera scommessa culturale, nata anche per valorizzare un territorio ricco di potenzialità, l'antico quartiere dell'Albergheria. Estremamente vario il programma proposto con diversi spettacoli in anteprima ed anche produzioni esclusive o sconfinanti nel teatro/danza balinese con ''L’incredibile storia del re Bedahulu'' con Enrico Masseroli che terrà anche un laboratorio sulla morfologia, sulla struttura del teatro balinese. A novembre, per l’apertura della stagione, ''Also Sprach pettenessa'' di Gennaro Ranieri con Emilio Massa, si presenta come una parodiante distorsione del famoso motto coniato da Nietzsche, sembrando solo apparentemente un monologo o un esercizio di parole per singolo attore. Un gradevole e mai volgare excursus nella lingua napoletana mascherato da non senso. Sempre a novembre, dal 21 al 23, il ''Luca Lo Bianco EAR CATCHER'', esperimento di alchimia musicale presentato con notevole successo a Berlino. Claire Dowie, uno dei personaggi più divertenti, anticonformisti ed iconoclasti del teatro inglese contemporaneo, firma il testo di ''Sempre così carine'' per la regia di Giancarlo Nanni (che viene a Palermo per la prima volta) una commedia che scava a fondo nella vita di due donne cresciute insieme e che nel corso della loro vita si sono amate ed ora si incontrano nuovamente in occasione del funerale della madre di una di loro. Giunge direttamente dal grande pittore Van Gogh l’ispirazione per il nuovo spettacolo di e con Dario Ferrari ''Campo di grano con corvi'', a dicembre. Grande mattatore della scena teatrale italiana, Enzo Moscato dedicato ''Compleanno'' alla memoria di Annibale Ruccello, giovane drammaturgo tragicamente scomparso nel 1986. La pièce sviluppa il doppio tema incrociato dell’assenza e del delirio. Chiude il 2008 'Palermo Parigi Andata e Ritorno' lo spettacolo della cantante palermitana Serenella che proporrà i brani contenuti nel suo disco Scirocco, in cui rende omaggio alla tradizione popolare, alle sonorità brasiliane e alla canzone italiana. Ispirato ad uno dei ricordi del Sottosuolo di Dostoevskij, dal 14 al 18 gennaio 2009, ''La spallata'' della compagnia Biancofango, mette in scena un’anomala forma di comunicazione tra due uomini che non si conoscono.
La chitarra di Francesco Guaiana sarà al centro di Solo performance CLOUDS IN MOTION, A SONIC VOYAGE - TRIPTYQUE, uno spettacolo in tre parti dal solo al duo al trio con molta improvvisazione. Scritto da Roberto Russo nel 1994, regia di Francesco Mazzullo, ''Bassa marea'' si dipana in fitti dialoghi, ricchi di agguati sonori, doppi sensi, sensi invertiti, colpi di scena; quasi un thriller, che tiene col fiato sospeso il pubblico fino all’ultima scena, in cui si disvela, e si risolve, la misera storia di due donne “folli” che provano, giocano, danno sfogo alla loro pazzia assegnandosi e interpretando il ruolo di una madre e di sua figlia. Il teatro di impegno civile torna con ''Venticinquemila granelli di sabbia'' di e con Alessandro Langiu, incentrato sul rione Tamburi di Taranto, un quartiere operaio, affacciato su una delle industrie che portano Taranto ad essere la città che produce il 70% di monossido di carbonio in Italia, ed il 10% europeo. Dalla tradizione della Commedia dell’arte giunge invece ''La pazziata degli zanni'' di e con Elisa Canfora e Dario Villa su due personaggi tipici della Commedia dell’arte Zanni e Zannaruga. ''L’incredibile storia del re Bedahulu'' è lo straordinario spettacolo in cui Enrico Masseroli mette a frutto la sua profonda conoscenza del teatro/danza balinese. Dal 4 all’8 marzo sarà possibile ammirare costumi, ben 13 maschere e musiche originali di questo spettacolo che narra, in italiano, le straordinarie vicende del re Bedahulu, asceta temerario che si ritrovò la testa di maiale. Negli stessi giorni Enrico Masseroli terrà un laboratorio sulla tecnica attoriale del teatro balinese. Ancora un omaggio alla musica dall'11 al 15 marzo 2009 con ‘'Vocifonie'' di e con Antonello Cassinotti, che espone la propria voce in una sequenza di tableaux vocali, di canto armonico, del kargiraa, dello xoomij, dei sovracuti e di altri timbri e tecniche come veicoli possibili per liberare la voce da sterili convenzioni.
Dal 25 al 29 marzo e dall'1 al 5 aprile 2009 ''La giacca stregata'' e ''I topi'' di Dino Buzzati, due racconti del grande scrittore, che Dario Ferrari e Nina Lombardino hanno scelto per la profonda riflessione sui mutamenti nel costume e nella società italiane. Ne “LA GIACCA STREGATA” una giacca tessuta da un sarto dalla cui tasca escano soldi, che però corrispondono ad altrettante azioni criminali. Il protagonista, in possesso di questa giacca, si arricchisce enormemente ma decide di bruciarla a causa dei reati commessi. Nel secondo racconto “I TOPI” viene narrata la vicenda della famiglia Corio divorata dai topi. Chiude la stagione, dal 15 al 19 aprile, ''Turpis gyrovagus vanus'', un originalissimo esperimento a partire da testi medievali che Dario Ferrari e Nina Lombardino hanno approntato fare un viaggio bizzarro e divertente ma anche satirico, drammatico e realistico nel Medioevo, partendo proprio dagli Acta et Dicta dei Padri della chiesa, approdando poi agli autori della Scuola Poetica Siciliana fino ad arrivare ai Cunti e al racconto della Peste.

Ufficio Stampa Barbara Perversi (barbara.perversi@gmail.com)


dal 4 al 16 novembre
"ALSO SPRACH PETTENESSA"
(Così Parlò Pettenessa)

di Gennaro Ranieri
con Emilio MASSA e con la partecipazione di Michela Guidone
elementi di scena Imma Scotto - trucco e immagine Vincenzo Cucchiara
REGIA Emilio MASSA

Also sprach Pettenessa, parodiante distorsione del famoso motto coniato da Nietzsche, è solo apparentemente un monologo o un esercizio di parole per singolo attore. In verità, e a dispetto del maniacale soliloquio, dall’inizio alla fine, che fa corpo di testo, è un vero e proprio dialogo. Certo, mancante o mutilato del proprio interlocutore, sicuramente seduto e stupefatto sulle proprie narcisistiche interrogazioni, ma pur sempre un dialogo. Dotato perfino di una sua strampalata logica deduttiva che si esprime per aforismi e paralogismi, tanto per fare onore alle strampalate pseudo-filosofie cui attinge. Una sfilza ininterrotta, quanto acida e petulante, di domande, che Pettenessa, alias Madame La Mort, prova a rivolgere (senz’appunto cavarne l’eco di una risposta) alla schiera informe e insipida dei suoi sudditi, i Mortali, responsabili, secondo Lei, dei più grossolani e micidiali equivoci intorno alla sua essenza, apparenza e forma di Livellatrice Universale. Un gradevole e mai volgare excursus nella lingua napoletana mascherato da non senso (o da buon senso), che finge squilibri e piccole incoerenze solo per frivola teatralità.

dal 21 al 23 novembre 2008
"LUCA LO BIANCO EAR CATCHER"

Gaspare Palazzolo sax tenore e soprano
Francesco Guaiana – chitarra
Marco Di Fonte – violoncello
Luca Lo Bianco – basso, contrabbasso
Fabrizio Giambanco – batteria

Il quintetto nasce dall’esperienza maturata all’interno dello spettacolo ‘La scomparsa di Majorana’ ideato dal bassista Luca Lo Bianco e presentato in prima assoluta a Berlino. Il punto di unione e al contempo il punto di partenza che anima le performances della band è la continua esplorazione espressiva, in una sintesi creativa senza nessuna limitazione estetica, frutto di una naturale sovrapposizione di linguaggi. Il repertorio proposto è basato su composizioni originali in bilico tra improvvisazione e musica scritta in un’audace alchimia sonora animata da contrasti timbrici e da arrangiamenti articolati, incentrati sulla coralità esecutiva.

dal 26 al 30 novembre 2008
"SEMPRE COSì CARINE"

di Claire Dowie – traduzione di Sabrina Venezia
con Sabrina Venezia e Alessandra Roca
regia di Giancarlo Nanni - scene e costumi Chiara Paramatti

“Sempre Così Carine”, una commedia dell’attrice e poetessa inglese Claire Dowie, con la regia di Giancarlo Nanni. Lo spettacolo scava a fondo nella vita di due donne, A e B, Sabrina Venezia e Alessandra Roca, cresciute insieme e che nel corso della loro vita si sono amate ed ora si incontrano nuovamente in occasione del funerale della madre di B. Inevitabilmente riemergono i ricordi d’infanzia, delle prime esperienze sessuali, ma anche i motivi della rottura della relazione e l’incontro sfocia in una lite violenta. Momenti d’intimità si alternano ad altri di rabbia e rancore svelando così i tabù che riguardano la bellezza, la carriera e la maternità, le regole imposte dalla società, il “politicamente corretto”, sesso e amore sia esso sorellanza o passione.
Giancarlo Nanni, regista di opere cinematografiche e televisive, opere liriche, teatro. Esordisce nel 1968 con “26 opinioni su Marcel Duchamp”, di John Cage. Dirige poi “L'Imperatore della Cina” di R. Ribemont – Dessaignes, “A come Alice” di Giancarlo Nanni, “Traviata” di Giancarlo Nanni e Roberto Lerici, “Alberto Moravia” di Giancarlo Nanni e Roberto Lerici, “L’orizzonte è rosso” di Giancarlo Nanni, “Le Trachinie” di Sofocle versione di Ezra Pound, “Sempre così carine” di Claire Dowie (2005), “L’inferno di Dante” con gli studenti del DMS dell’Università Roma 3 (2008).
Claire Dowie è sicuramente uno dei personaggi più divertenti, anticonformisti ed iconoclasti del teatro inglese contemporaneo. Drammaturga, attrice e poetessa nata a Birmingham, vive e lavora a Londra. Lesbica dichiarata, sposata con un regista gay e madre di due figli, ha inventato quello che è stato definito “stand-up theatre” e cioè “teatro cabaret”. I suoi testi, in cui figura quasi sempre come attrice, sono incentrati in chiave ironica sulle problematiche connesse all’identità sessuale.

dal 4 al 6 dicembre
"Campo di grano con corvi"

di e con Dario Ferrari
Nuova Produzione

<<Ho scritto questo spettacolo dopo essermi perso e immaginato all’interno del quadro di Van Gogh da cui prendo in prestito il titolo. Partendo proprio da lì, questo viaggio nell’assurdo non poteva che iniziare con una sorta di inno all’essere che dice tutto, contrapposto al vuoto fluire delle parole>>. Gioco di parole sui significati, sui sinonimi e i contrari, “campo di grano con corvi” è un vero e proprio esercizio di stile basato anche sulle contrapposizioni: silenzio/parola, pieno/vuoto, suono/pausa. Ma anche: fantasmi reali o interiori, identità lacerate, realtà distorte, lucida follia, scenari allucinati eppure estremamente realistici, talvolta metafore di una realtà altra, incomprensibile, in cui gli "spettri/pensieri” si fanno materializzazione di un comune male dell’anima a lungo covato e inesploso.

dall'11 al 13 dicembre 2008
"COMPLEANNO"

testo e regia: Enzo Moscato
con: Enzo Moscato
scena e costumi: Tata Barbalato
voce su chitarra: Salvio Moscato
organizzazione: Claudio Affinito

Oltre venticinque anni di teatro scritto e interpretato all’insegna di una galassia, febbrile e caotica, di lingue e d’invenzioni sceniche che ha, sin dall’inizio, attirato su di sé l’interesse, lo studio, la curiosità del pubblico e della critica, nazionali e non, costellando un percorso artistico tra i più originali e anomali del panorama teatrale italiano, fitto di numerosi e prestigiosi premi o riconoscimenti legati al settore: Premio Riccione/Ater per il Teatro 1985, Premio IDI 1988, Premio UBU per il Teatro 1988 e 1994, Premio della Critica 1991, Biglietto d’Oro AGIS 1991, Premio Internazionale di Radiofonia del Festival di Ostankino (Russia) 1994, Premio “ Annibale Ruccello “ a Positano e Premio “ Viviani “ a Benevento Città Spettacolo 2002, Premio Franco Carmelo Greco 2004, etc... Gran parte di questo teatro (composto di drammi, commedie, monologhi, atti unici lirici, rapsodie, frammenti) dal lavoro di esordio “Scannasurece” (del 1980/82) fino a “Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico” (2001), dedicato alla Rivoluzione napoletana del 1799, si trova in parte edito nei seguenti volumi: “L’ Angelico Bestiario” (Ubu-Libri, 1991); “Quadrilogia di Santarcangelo” (Ubu-Libri, 1999); “Occhi gettati & Altri Racconti” (Ubu-Libri, 2003), “Orfani Veleni” (Ubu-Libri 2007). Ha, inoltre, liberamente tradotto in italiano, per la scena: “L’ Arancia Meccanica” di A. Burgess, “L’Ubu Re” di A. Jarry, “I Drammi Marini” di E. O’Neill, “Tartufo o l’impostore” di Molière, “La conferenza aux Vieux Colombier” di A. Artaud. Al suo attivo anche tre cd, come chansonnier/rivisitatore dell’ universo canoro partenopeo e non: “Embargos” (1994), “Cantà” (2001) e “Hotel de l’ univers” (2005). Gli ultimi lavori sono (2002) “Kinder-Traum Seminar” – seminario sui bambini in sogno – dedicato alla Memoria Collettiva dell’ Olocausto -, e (2003) “Hotel de l’ Univers” – rècit-chantant – dedicato alla musica del cinema -, spettacolo cha ha inaugurato il Teatro Mercadante, Stabile della Città di Napoli e “L’ Opera Segreta” – omaggio all’ universo poetico-espressivo della Ortese – “ Le Doglianze per gli attori a Maschera” (Biennale Venezia 2007). Per il cinema, invece, ha finora lavorato, come attore, per Mario Martone in “Morte di un matematico napoletano” (1992), per Pappi Corsicato in “Libera” (1993), per Raoul Ruiz in “Le voyage clandestin” ovvero “Vite di santi e di peccatori” (1994), per Stefano Incerti ne “Il Verificatore (1995), per Antonietta De Lillo in “Racconti di Vittoria” (1995) e in “Maruzzella” frammento de “I Vesuviani” (1997), per Pasquale Marrazzo in “Malemare” (1997), “Il Resto di Niente “ (2002) di Antonietta De Lillo, “ Mater Natura “ opera prima di Massimo Andrei (2003). Negli ultimi anni svolge laboratori sulla scittura teatrale presso l’ Università di Fisciano (SA) e l’ Isituto Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Inoltre, attualmente, riveste la carica di direttore artistico del Festival ‘Benevento Città Spettacolo’.
Dedicato alla memoria di Annibale Ruccello, giovane drammaturgo tragicamente scomparso nel 1986, “Compleanno” sviluppa il doppio tema incrociato dell’assenza e del delirio, intesi entrambi come produzioni fantasmatiche fatte di parole, suoni, visioni, gesti, e mirati a colmare il vuoto, l’ inanità dell’esistenza. O del teatro. Una specie di esercizio quotidiano del dolore, del controllo e di elaborazione della pulsione di morte, senza assumerne, però le condotte autodistruttive, ma sorridendone, talvolta godendone come una festa, un ciclico ricorrere di affinità elettive, di sconvolti, teneri ricordi.Uno spazio alquanto disadorno eppur pomposo.


Un tavolo, due sedie, forse tre, non si sa ancora.
Sedie poste l’una di fronte all’altra e/o d’accanto.
Comunque, nella posa di un intimo, forsennato colloquio.
Il tavolo invece sembra essere in attesa di un holiday
tra amici o un birthday-meeting tra comari cinguettanti.
Sulla tovaglia, in numero contato, rose rosse finte con
bottiglia di modesto spumante già stappato e una
coppa di metallo ordinariamente opaco.
Nei pressi della coppa, ma in un angoletto,
sfiorato appena dalla luce,
dardeggiano diademi di stagnola, orecchini spaiati,
rossetti inaciditi.
E poi, da qualche parte, in fantasmatica parata, incedono
Ines, Bolero,Spinoza, i sorci, le matte, le gatte Rusinella,
i mutanti, i maniaci, gli innesti, le ibride bebées-eprouvette,
pirati, priori,scrittori,inquisitori, playbackiste, alligatori,
razziatori di pistole, pronte ad essere suonate come sax
una volta scartocciate da corbeilles d’intricate narrazioni.
Materiale infiammabile, e si vede, proveniente da galassie
papiriche-tufacee, rigorosamente made in Naples ovvero
Babbilonia.

dal 19 al 21 dicembre 2008
"Palermo Parigi Andata e Ritorno"

Serenella (ovvero Serena Ganci) nasce a Palermo in una famiglia d’artisti, pittori e cantanti di musica popolare. Respira arte fino al punto di spostarsi a Parigi e studiare jazz. Il suo cammino artistico sfocia in questo suo album di debutto “Scirocco”. Un disco che è un mélange di jazz e musica tradizinale, una fusione fra le emozioni che una terra come quella siciliana regala ad una musicista ed il jazz. Tra i brani (12 tracce in tutto) anche richiami al Brasile con l\'omaggio a Veloso di Leaozinho. E poi ancora le cover di Tenco con Averti Tra Le Braccia, Jardin d\'Hiver di Henry Salvador e persino Sweet Dreams degli Eurythmics. Pop cantautorale di ottimo livello e di grandi emozioni.

dal 14 al 18 gennaio 2009
"LA SPALLATA"

drammaturgia e regia Andrea Trapani e Francesca Macrì
con Andrea Trapani e Lorenzo Acquaviva
disegno luci Mirko Maria Coletti
liberamente ispirato a uno fra i ricordi del sottosuolo di F. Dostoevskij

Due uomini si incrociano. Si guardano, si notano. Uno di loro sarà ossessionato da quello sguardo e con estrema difficoltà se ne libererà. L’altro ci passerà sopra. Come un’inezia. Due uomini, dunque, si incrociano. Si guardano e si notano nei pressi di un trampolino di una piscina molto nota. Uno si butterà, con grazia leggendaria e sfrontatezza da brividi. L’altro, incapace di buttarsi, straziato da un vuoto che riesce a percepire solo per sentito dire, guarda alla ricerca di un coraggio che non arriva mai. I due non si parlano. Eppure comunicano. Non si conoscono. Eppure i loro gesti parlano fra loro. Forniscono nomi e cognomi. Non dovrebbero vedersi più. Non avrebbero dovuto vedersi mai. Invece, scatta l’ossessione, l’incubo, lo squilibrio mentale forse. Così abbiamo immaginato il Sottosuolo e l’Ufficiale di Dostoevskij. Soffocato dal ricordo di quel tuffo mai realizzato, il Sottosuolo escogita una vendetta: la spallata.

 


dal 30 gennaio all'1 febbraio 2009

" FRANCESCO GUAIANA - Solo performance CLOUDS IN MOTION, A SONIC VOYAGE - TRIPTYQUE ,"

CLOUDS IN MOTION - CHITARRA, LOOPS, CHITARRA PREPARATA - 30/01/2009
la solo performance e' un viaggio attraverso suggestioni sonore che intende proiettare lo spettatore in un percorso musicale intenso ed ipnotico, accompagnandolo per un breve lasso di tempo in una dimensione parallela dove non regna la pesantezza della vita quotidiana ma il leggero stato tipico dell' assenza di gravita'.
FRANCESCO GUAIANA - GIANNI GEBBIA DUO - ' A SONIC VOYAGE' 31/01/2009
Francesco Guaiana - chitarra, effetti
Gianni Gebbia – sassofloni
Un incontro tra due improvvisatori che intende esprimere attraverso una performance interamente improvvisata la necessita' di esplorare nel profondo le possibilita' infinite del dialogo musicale estemporaneo, frutto dell' intuizione, della creativita' e della capacita' dei due musicisti di cogliere l'essenza del ' momento creativo'.
Francesco Guaiana trio ' TRIPTYQUE' - 29/01/2009
FRANCESCO GUAIANA – CHITARRA ELETTRICA, LOOPS
LUCA LO BIANCO – BASSO ELETTRICO, LOOPS
RUGGERO ROTOLO – BATTERIA, PERCUSSIONI
Il progetto triptyque presenta composizioni originali ed esprime una reale necessita' di sintesi tra scrittura e improvvisazione, dove il costante dialogo tra i musicisti non mette in evidenza la figura di un leader ma tende invece a realizzare e ad esprimere un unica voce.

 

dal 4 all'8 febbraio 2009
" BASSA MAREA"

di R. Russo - regia: Francesco Mazzullo
con:Maria Rosaria Russo e Antonella Longhitano
produzione Teatro dell’Accademia – Catania

Scritto da Roberto Russo nel 1994, questo dramma si racconta in un’ora e mezza di fitti dialoghi, ricchi di agguati sonori, doppi sensi, sensi invertiti, colpi di scena; quasi un triller, che tiene col fiato sospeso il pubblico fino all’ultima scena, in cui si disvela, e si risolve, la misera storia di due donne “folli” che provano, giocano, danno sfogo alla loro pazzia assegnandosi e interpretando il ruolo di una madre (M. R. Russo) e di sua figlia (A. Longhitano).
Dramma dei “persi di vista”, a cui l’autore ha voluto regalare uno sguardo, e che il regista ha recepito in toto.
Fino alla fine lo scontro titanico tra le due apparentemente opposte personalità delle protagoniste è intriso di egoismi, gelosie, istinti omicidi, illusioni, bisogni, sogni. Due personalità infantili quante se ne incontrano a milioni nella comune esperienza di tutti i giorni. Dramma della quotidianità dunque. E perciò terribilmente inquietante. Fiumi di parole che non comunicano, sguardi che, come rette sghembe, non si incontreranno mai. Solitudini che resteranno tali. Vite “normali”, senza speranze. Sulla scena arriva la pazzia a consolare l’angoscia degli spettatori, nella vita reale non si sa...

 

dal 18 al 22 febbraio 2009
"VENTICINQUEMILA GRANELLI DI SABBIA"

di e con Alessandro Langiu

I lavori di Langiu raccontano il nostro tempo, ma con leggerezza poetica fruibile al grande pubblico. Trattando tematiche civili ed ambientali, sono valsi ad Alessandro la presenza nella trasmissione Ambiente Italia e la programmazione in due pomeriggi su Radio Tre Fahreneit.Panz, Nunzio e Mustazz vivono nella polvere rossa. Crescono nelle palazzine di periferia (rione Tamburi). Giocano a pallone, rompono i citofoni, sfidano a calcio visitatori del sabato pomeriggio. Molte donne delle palazzine, le palazzine Italia, sono casalinghe e lottano, ogni giorno, con l'aspirapolvere contro la polvere rossa, che i mariti lavorano nell'acciaieria. Il rione Tamburi di Taranto è un quartiere operaio, come tanti altri n Italia, e tipica ripetizione degli insediamenti industriali moderni. Taranto è la città che produce il 70% di monossido di carbonio in Italia, ed il 10% europeo. La presenza della diossina è alle stelle, e verso le stelle è destinata la popolazione operaia e non. Nel 2001 l'OMS (organizzazione mondiale della saità) ha dichiarato il rione Tamburi priorità mondiale per le neoplasie alle vie respiratorie. L'incidenza è due volte e mezzo superiore a quella nazionale.

dal 27 febbraio all'1 marzo 2009
"LA PAZZIATA DEGLI ZANNI"

di e con Dario Villa ed Elisa Canfora

L’incontro tra due personaggi scanzonati e divertenti: Zanni e Zannaruga, due servitori, figure tipiche della Commedia dell’Arte che per l’occasione si fanno maestro e musicista. Tra improbabili “canzuncelle”, lazzi, battute e giochi di parole in napoletano, il pubblico di adulti e bambini assiste e partecipa alla storia di due tonti, simpatici e perennemente affamati artisti di strada.
TRAMA
Zanni, saltimbanco girovago la cui fama è certamente inferiore alla sua fame da lupi, è rimasto senza musico, e uno spettacolo senza nemmeno una canzone non funziona! Proverà allora a cercare un assistente fra il pubblico, ma troverà quello che fa al caso suo solo in Zannaruga, che oltre a saper suonare la chitarra sa anche cucinare. Peccato che di cibo non ce n`è, e nemmeno denari: bisognerà arrangiarsi con degli espedienti... Ma nel frattempo bisognerà anche accontentare il pubblico con una stravagante canzone, infarcita di surreali licenze poetiche. Bambini, per favore, scaldate la voce perché Zanni e Zannaruga avranno bisogno di voi!

dal 4 all'8 marzo 2009
"L’incredibile storia del re Bedahulu"

Spettacolo con le maschere del Topeng dell’isola di Bali (Indonesia)

Nell'isola di Bali – rinomata meta turistica dell’Indonesia - teatro, musica e danza sono il fulcro dell’intensa vita sociale e religiosa, espressione di una cultura dove estetica e devozione s’intrecciano con sorprendente armonia. Fra le rappresentazioni più antiche e popolari, il Topeng, con le sue maschere, è parte integrante della tradizionale liturgia cerimoniale. La sua rappresentazione celebra, tra mito e storia, le gesta delle antiche corti, offrendo al tempo stesso uno spassoso divertimento per tutti.
Un solo attore, cambiando a vista le stupende maschere di legno laccato, interpreta tutti i personaggi: re, principi e buffoni. L'ordine delle loro entrate rispecchia l'antica gerarchia feudale ed accosta i multiformi aspetti della vita, dal soprannaturale allo scurrile, fra danze raffinate e lazzi da "Commedia dell'Arte". Lo spettacolo narra le straordinarie vicende del re Bedahulu, asceta temerario che si ritrovò la testa di maiale, variante davvero singolare di un mito, “la testa tagliata”, presente in varie culture, solo apparentemente lontane. Per la Storia, un passaggio fondamentale nel medioevo feudale di Bali: con la caduta del suo re, l’isola divenne all’epoca provincia del grande impero giavanese Majapahit. I ricchi costumi, le 13 maschere e le musiche sono rigorosamente originali.La versione italiana dei dialoghi rende pienamente accessibile e godibile il racconto, anche a chi s’accosta per la prima volta al teatro orientale ed ai bambini. Le libere incursioni nell’attualità rispecchiano lo stile e lo spirito vivo del Topeng, così come tutt’oggi viene presentato a Bali.
Enrico Masseroli, attore e regista, lavora dal 1973 all’82 nel TTB - Teatro Tascabile di Bergamo. Dalla sua fondazione nel 1987, dirige l’ensemble internazionale The Pirate Ship.
Inizia lo studio del teatro/danza di Bali nel 1978, sotto la guida del rinomato Maestro I Made Djimat. Prima testimonianza di questa ricerca lo spettacolo Dharma Shakti, presentato dal 1983 al ’95, in Italia, Austria, Germania, Israele, Perù, Spagna e Polonia, accompagnato da conferenze e dimostrazioni presso centri teatrali ed università. Nel corso dei numerosi soggiorni a Bali danza in occasione di feste e celebrazioni rituali. In Europa, collabora regolarmente con le orchestre/gamelan Cara Bali di Monaco di Baviera, Anggur Jaya di Freiburg, Gambuh Ensemble di Basilea.
Dal suo debutto nel ’96, L’incredibile storia del re Badahulu è stato presentato in rassegne e festival italiani, in Austria, Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Spagna, Malta, in scuole d’ogni ordine e grado ed università.
recensioni
Maschere lontane così vicine
Nello spettacolo di Enrico Masseroli la lezione del teatro-danza orientale
…C’è uno scarto, anche formale, tra la sobria scenografia e la ricchezza invece esplosiva del costume e delle maschere del danzatore…Masseroli (uno dei maggiori conoscitori della danza balinese) ha creato una galleria di personaggi tipici dell’isola che possiamo assimilare a quelli della Commedia dell’Arte: ad un certo punto, addirittura, la vicenda narrativa della storia del re Bedahulu, la cui testa che stava levitando durante una meditazione è stata sostituita per errore con quella di un maiale, perde quasi di interesse a favore di una galleria di personaggi che intervengono a destrutturarne il percorso… Il teatro-danza orientale ancora una volta ci dà una grande lezione: quella di una visione pacata ed archetipica delle piccole cose ed un teatro che, nella posa congelata del gesto ha in sé tutta l’energia del mondo.
L’Eco di Bergamo 20.10.96 (Andrea Frambrosi)
Maschere balinesi al T.A.E.
Straordinario spettacolo di Enrico Masseroli
Vivi applausi del pubblico: tutto è riuscito al meglio... In scena un solo attore: Enrico Masseroli, che ha recitato tutte e tredici le parti de "L’incredibile storia del re Bedahulu" in una maniera carismatica e sublime come raramente è dato vedere, tenendo inchiodati gli spettatori per un’ora e venti, "costringendoli" più volte all’applauso.... Un forma d’arte veramente straordinaria, viva e vitale, che permette all’attore una grande libertà, e che secoli di storia non riescono ad "ingessare". Il popolo cattolico 21.02.98 (Guido Tedoldi)

 

dall'11 al 15 marzo 2009
"Antonello Cassinotti - VOCIfonie concerto per quasi voce sola a sud dell’anima"

Vocalità che si fa teatro, teatro che si fa danza, musica, voce. In scena un attore – Antonello Cassinotti – e la sua NUDA voce: una sequenza di tableaux vocali, la riproposizione del canto armonico, del kargiraa, dello xoomij, dei sovracuti e di altri timbri e tecniche come veicoli possibili per liberare la voce da sterili convenzioni; suoni vocali che non danno retta alle leggi dell’armonia e rappresentano invece un esternare la nostra animalità, la nostra misteriosa interiorità, quella che si trova a sud dell’anima … quel sud che è infanzia e primordio, necessario. Voce senza parole nei tableaux vocali, parole senza voce nei tableaux visivi, voce senza voce che si libera in danza nel mezzo dello spettacolo in un intervallo surreale e gioioso. E una seconda parte invece che a partire dalle premesse della crudeltà artaudiana usa proprio le sue parole per destrutturate il linguaggio verbale e ridefinirlo in termini sonori cercando di trasformare la sua poesia in poesia del Fare, dando forza ad uno spettacolo di natura astratta di danza vocale dove la drammaturgia del non senso si fa senso in un percorso creativo. Uno spettacolo del nulla dove il teatro è primordio, è prima del teatro e dopo qualsiasi tentativo di raccontare qualcosa, si regala con NUDA voce tentando di esprimere l’inesprimibile. È un insieme di scene che sono un titolo, forse è solo un concerto, arricchito da una teatralità che concede pochi ammiccamenti e ai più sensibili forse qualche chiave di lettura, Stiamo a sentire … e alla fine danzare
“Seguendo le orme di alcuni grandi maestri (Antonin Artaud, Demetrio Stratos, Roy Hart, Sainkho Namtchylak, Phil Minton, Jaap Blonk, Luigi Pasotelli…) sto tentando di ripercorrere la loro strada, d'altronde credo che sia valido il detto: CHI (RI)CERCA (RI)TROVA.” Antonello Cassinotti

 

dal 25 al 29 marzo e dall'1 al 5 aprile 2009
"LA GIACCA STREGATA" e "I TOPI"

di Dino Buzzati
con Dario Ferrari (La giacca stregata) e Nina Lombardino (I topi)

Dino Buzzati avrebbe voluto essere, del teatro, ospite a tempo pieno. "Il teatro è una cosa infernale" soleva dire, "il teatro mette l'uomo in una situazione completamente diversa dalla vita normale. Ed è per questo che è affascinante. Quando entri nel mondo del teatro, entri nella favola, entri nella fantasia, entri nel mito, entri nella droga. Il teatro è una droga." Buzzati riflette un periodo di profondi mutamenti nel costume e nella società, che lo stesso interpreta nelle sue pièce, passando dal linguaggio levigato, traslucido con cui nei primi testi affronta tematiche esistenziali, allo stile più quotidiano e ironico, velato di grottesco sarcasmo, con cui negli anni Sessanta descrive la realtà sociale e i fatti di cronaca. Dedichiamo anche a lui il nostro lavoro con la messinscena di due suoi racconti: “La giacca stregata” e “I topi”.
“LA GIACCA STREGATA”
È una giacca tessuta da un sarto, poi scomparso, dalla cui tasca uscivano soldi, che però corrispondevano ad altrettante azioni criminali. Il protagonista, in possesso di questa giacca, si arricchisce enormemente, ma poi, roso dal rimorso per tutti i reati che lui non ha commesso personalmente, ma che sono comunque legati a quella giacca (e lui è l’unico ad accorgersene), decide di bruciarla e ritorna più povero di prima.
“I TOPI”
Il narratore è amico della famiglia Corio, nella cui villa di campagna era sempre stato invitato per passare l’estate. Ma quest’anno l’invito non c’è stato, e egli spiega narrando a ritroso (flashback) il perché. Negli anni precedenti si era fatta sempre più invadente in quella casa la presenza dei topi, malgrado questa parola diventasse un tabù da esorcizzare soprattutto per il signor Corio. Di fatto è poi era successo addirittura che lui e sua moglie siano stati uccisi dai topi e il figlio Giovanni, amico del narratore, era invece rimasto prigioniero, insieme con la moglie, dei topi.
Commento
L’atmosfera che si respira in questo racconto è quella di alcuni film, come Gli uccelli di Hitchcock, o Aracnofobia . Gli animali, finalmente, si vendicano dell’uomo, ed esercitano il loro potere sulla specie sottomessa più o meno con le stesse modalità con cui gli uomini lo esercitano abitualmente su di loro: questione di punti di vista!

 

dal 15 al 19 aprile 2009
"TURPIS GYROVAGUS VANUS"

experimenta da testi medievali
con Dario Ferrari e Nina Lombardino

La storia dei giullari e degli attori in genere è, allo stesso tempo, per tutto il medioevo ed oltre, la storia della loro condanna. Già la società romana aveva assegnato agli attori uno status sociale degradato, ma i padri della chiesa (Agostino, Tertulliano, Gerolamo) inaugurarono la lunga lotta che la chiesa condurrà per secoli contro il teatro. Il significato di questa lotta si comprende, all’origine, tenendo presente la rivoluzione culturale attuata dal cristianesimo primitivo con il rifiuto in blocco della cultura classica, di cui il teatro era l’espressione più mondana e diabolica. Le condanne ufficiali e diaboliche si ripetono: così nei sinodi e nei concili, come nelle opere dei teologi e dei moralisti da San Giovanni Grisostomo al vescovo Agoberto, da Giovanni di Salisbury a Pietro il Cantore. Assistere a uno spettacolo costituisce <<vitium immanne>>, i giullari sono <<infames>>, <<instrumenta damnationis>>. Le condanne si basavano su tre constatazioni principali: il giullare è <<gyrovagus>>, <<turpis>> e <<vanus>>. Essere <<gyrovagus>> non significa soltanto essere un vagabondo, ma anche porsi ai margini, addirittura al di fuori dell’organizzazione sociale. I giullari non hanno uno status ma neanche una casa. Il giullare è poi <<vano>>. In primo luogo perché la sua pretesa arte è vuota di contenuto tecnico: egli è cultore dell’empirismo e per di più la sua attività nulla produce di utile.
Ma soprattutto il giullare è <<turpis>>, stravolge (torpet) l’immagine naturale. Ed è questa la condanna più grave. La chiesa condanna il “mascheramento” che, contro natura, trasforma l’uomo in donna e la donna in uomo, ed entrambi in bestie. E l’attore è proprio colui la cui attività professionale consiste nello stravolgimento della forma umana. L’attore risulta essere invasato e posseduto – dal demonio, ovviamente.
E la parola diventa puro gioco di suoni perdendo la sua funzione significante.
<< Abbiamo voluto con “Turpis, gyrovagus e vanus” fare un viaggio bizzarro e divertente ma anche satirico, drammatico e realistico nel Medioevo, partendo proprio dagli Acta et Dicta dei Padri della chiesa, approdando poi agli autori della Scuola Poetica Siciliana fino ad arrivare ai Cunti e al racconto della Peste>>.